Dario salì in auto appena leggermente impacciato dalla busta che teneva in mano e mise la cintura di sicurezza senza guardarla in faccia.
Bea gli posò la mano sul braccio prima che lui accendesse l'auto.
"Allora? Dice che...?" Lui annuì.
"Si, Bea. Uguale all'altro." Si voltò verso di lei. Gli anni avevano intaccato il suo viso, un tempo affilato ed arrogante, disegnando un doppio mento sotto la mandibola appuntita e macchie scure sulla pelle delicata delle tempie. I suoi capelli biondi, sottili e serici come acqua, erano oramai poco più che un ricordo. Beatrice lo guardò a lungo senza vedere altro che il suo Dario, bello come lo era sempre stato dagli anni in cui solcava il parquet del campo da basket come una forza inarrestabile, in attesa che lui parlasse ancora. "Amore...io preferirei che tu non lo facessi."
Bea scosse la testa. I capelli bianchi, trattenuti in una coda bassa, strusciarono contro il rivestimento del seggiolino traendone un suono basso e il giallo sbiadito delle sue iridi parve lampeggiare.
"Mettiti in testa una volta per tutte che tu non vai da nessuna parte senza di me." Replicò seccamente.
"Bea, ma..." la bocca di lei si storse per un momento.
"Non voglio che mi lasci, Dario. Non lasciarmi, ti prego." La mano di lui prese la sua con infinita delicatezza, cercando di non provocare dolore alle dita rese fragili dagli anni e dall'artrite. Le baciò e desiderò, in quel momento, poter fare l'amore con lei.
"Non ti lascio. Non ti lascio, amore." Le sussurrò invece sentendosi invadere da tristezza e dolcezza insieme.
Mise in moto e partirono. C'era molta strada da fare, prima del cavalcavia. Per lunghi minuti tacquero, impegnati ad osservarsi a vicenda di sottecchi.
"Le cinture?" Chiese Beatrice.
"Le sganciamo quando siamo lì." Lei annuì.
"E Alle? Credi che Alle...?"
"Ho lasciato il primo referto sul tavolo in cucina. Capirà. È sempre stato bello sveglio." Beatrice annuì di nuovo.
"Dario?"
"Cosa?"
"Ti amo." Dario sorrise, l'asimmetria della sua vecchia cicatrice resa più evidente dagli anni.
"Ti amo anche io, nana."
"Dario?"
"Mm?"
"Me lo dai un bacio, prima?" Lui espirò lentamente.
"Si, Bea. Certo." Ci fu ancora qualche minuto di silenzio prima che lui parlasse di nuovo. Il cavalcavia si profilava nella cornice del parabrezza, ora. "Sei ancora in tempo, amore."
"No. Se vai tu, vengo anche io."
"Bea, ma io dovrei andare comunque. Hai visto i referti...è questione di poco tempo. Tu invece potresti stare ancora tanto tempo qui. Anni."
"A fare cosa? A fare cosa, ci sto, senza di te?" Chiese lei con una sfumatura di panico nella voce. Dario sospirò.
"Sicura allora?"
"Sicura si."
"Bea?"
"Cosa vuoi?"
"Ti amo, Bea." Disse lui. "È ora per la cintura, adesso."
La sganciarono insieme e gli allarmi della macchina si misero a cinguettare come impazziti. Dario accelerò fino a quano l'ago del tachimetro non rimase fermo a tremare come una bestiola presa a calci. Accanto a loro si profilavano gli enormi piloni di sostegno del cavalcavia, ampi quanto la loro casa.
Nello stesso movimento, Dario diede una brusca sterzata verso di essi e si protese verso Beatrice.
Volarono attraverso il parabrezza ancora mollemente abbracciati, con lultimo dei loro molti baci sulle labbra.
L'ultima cosa che vide Beatrice di questo mondo, furono gli occhi cerulei di Dario, che ancora la guardavano.
martedì 16 giugno 2015
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