In giugno compiamo gli anni entrambi. Dev'essere stato strano per quelle die sorelle così diverse, mia madre e la tua, essere incinta contemporaneamente. Non sono mai state grandi amiche, da quel che ne so, ma probabilmente in quel periodo si sentivano vicine.
Avranno parlato di noi, prima che nascessimo? Si saranno trovate per scambiarsi chiacchiere e consigli su tutti quei fastidi che accompagnano l'attesa di un figlio?
È strano, quasi inquietante pensare che ci trovavamo insieme, nella stessa stanza, addirittura prima di venire al mondo.
Zia Sissi ha partorito in casa, il cinque di giugno di quell'anno, assistita dalla migliore ostetrica a pagamento della provincia. Dai suoi racconti, tu eri un bambino sano e forte, scivolato nel mondo senza creare scompiglio, in una bella mattina di sole.
Quanto a me, sono arrivata il ventidue dello stesso mese, attorcigliata nel cordone, blu e senza il fiato per gridare, nell'ospedale locale, accolta da un padre impreparato a quello scartino sottopeso.
Ogni anno, il cinque giugno, festeggio.
L'anno in cui abbiamo compiuto undici anni eravamo nel bel mezzo dell'esame di quinta elementare.
Non c'è stato molto tempo per festeggiare, ma ricordo che, il giorno del mio compleanno, il regalo più bello me l'hai fatto tu.
Mi hai caricata sulla canna della tua bici da acrobazie e, raccomandandoti che mi tenessi con tutte le mie forze, mi hai fatto fare una corsa mozzafiato attraverso tutto il paese, da casa nostra fino alla stradaccia bassa. Sui marciapiedi, fra le macchine, accompagnati dalle imprecazioni di pedoni e negozianti che ci sfumavano dalle orecchie come code di stelle filanti, siamo volati, leggeri come il vento, ridendo senza sosta, con gli occhi che lacrimavano e il cuore in gola.
È, ancora oggi, uno dei momenti più felici che ricordo di aver mai vissuto.
Deve essere stato un bello sforzo per te, dato che quell'estate ero diventata più alta e più grossa, ma non l'hai dato a vedere. Siamo tornati a piedi, con te che spingevi la bici e io che ti camminavo a fianco, senza parlare, godendoci fino in fondo la sensazione di esilarante trionfo di quella corsa folle.
Era caldo.
Fu uno degli anni più caldi della mia vita e forse fu quello il motivo dietro ciò che ci annunciarono i nostri genitori, tutti e tre concordi ed entusiasti, il giorno dopo che tu avevi sostenuto l'esame orale.
"Ragazzi, abbiamo una sorpresa per festeggiare!"
"Quest'anno si va in vacanza!"
Ci fissammo con gioia. Avevamo sempre desiderato visistare posti nuovi.
"Dove andiamo?" Ho chiesto
"Noi al mare!"
Il mare! Poter vedere il mare, il mare vero, quello su cui navigavano le navi, era una cosa meravigliosa.
"E noi, invece, andiamo sulle alpi!" Annunciò tuo padre con aria soddisfatta.
Non capivo. Com'era possibile? E noi, io e te, dove saremmo andati? Ti ho guardato, ma anche sul tuo viso si rifletteva il mio stesso sconcerto.
"Partiamo giovedì. "
"E noi, invece, il giorno prima." Concluse mio padre.
"Noi io e te?" Chiesi
"Eh, certo, piccoletta. Noi chi se no?"
"Noi due e basta?"
"Solo noi due, tesoro. Io e la mia ragazza. Due settimane tutte per noi."
"Senza Dario?"
Mi hai preso la mano. La realtà ci è arrivata addosso d'un colpo.
"No." Hai detto.
"Come no? Oh, ma guarda che anche le alpi sono belle eh? C'è un sacco da divertirsi, un sacco di cose da fare!" Ha replicato lo zio.
"No. Io non voglio, non ci vengo e ho detto no!" La tua voce era andata im crescendo per tutta la frase e hai terminato urlando, con tutta la voce che avevi in gola, in faccia a tuo padre. Lui ti ha fissato. Ti ha solo fissato senza muovere un dito, senza dire una parola, lasciando passare un minuto, due, cinque. E tu, lentamente, hai abbassato la testa e ti sei messo a piangere.
Come mi succedeva tutte le volte, vedendoti piangere è venito da piangere anche a me. Lo sapevo che era una cosa da bambini piccoli, ma non ho mai potuto farci niente.
"Papà." Ho tentato "Papà per favore non possiamo andare insieme? Dove volete voi ma insieme? Ti prego?"
"No, Bea." Anche mio padre, di solito la persona più amabile del mondo, appariva alterato.
Probabilmemte la nostra reazione li aveva lasciati sconcertati e delusi. Dopotutto, era un premio e un bel premio, quello che ci avevamo offerto e non si aspettavamo certo di vederci così dispiaciuti.
L'idea di separarci per due settimane ci addolorava in un modo enorme. Io non potevo pensare di passare così tanto tempo senza vederti, mi appariva irreale, come l'idea di trattenere il fiato per tre giorni, ma tu sembravi averla presa peggio di me.
Non facevi che piangere, senza riuscire a trattenerti. Per tutto quel pomeriggio ti ho tenuto stretto, lasciandoti nascondere il viso nei miei capelli, smettendo a poco a poco di parlare, visto che tu non mi rispondevi.
A cena eri ridotto uno straccio. I tuoi occhi erano così gonfi e rossi che sembrava te li avessero strofinati con la cenere e nemmeno Dora, con tutta la sua pazienza, riusciva a farti mandare giù un boccone.
Era una fortuna che cenassimo in cucina con lei perché se c'era una cosa capace di mamdare in bestia tuo padre erano i comportamenti che lui definiva "da femminuccia", primo fra tutti piangere.
Cosa avresti fatto una volta che fossi stato via con loro?
Salimmo in camera. Ero preoccupata, tremendamente preoccupata per te.
"Dario, smetti di piangere, ti prego."
"Non posso"
"Ma due settimane sono poco tempo."
"Non è vero."
"Ma, senti, tanto ci portano via lo stesso. Non ti serve a niente piangere così."
"Non m'importa."
Sospirai, a corto di idee. Non riuscivo a capire il tuo comportamento e non era cosa che accadesse spesso. Di solito mi era perfettamente chiaro il motivo per cui facevi o dicevi qualcosa.
"Dario?"
"Che?"
"Ma perchè fai così? Cioè. Anche a me dispiace, mi dispiace tantissimo, ma perchè fai così? "
"Perchè tu vai via."
"Ma anche tu vai via!"
"Ma non è lo stesso."
"Come no? Si. Siamo via tutti e due."
"No che non è lo stesso."
"Perchè?"
"Primo perchè vai via. E poi perchè vai al mare."
Non capivo. Buio totale.
"Ma scusa, vorresti che stessi a casa io?"
"Si!" Hai risposto con un singhiozzo disperato.
"Non capisco cosa ti cambia. Non mi vedi lo stesso!"
"Ma se vai via...e conosci qualcuno che ti piace?" Sembravi aver toccato il culmine della disperazione. Io, invece, iniziavo ad arrabbiarmi.
"E cosa c'entra che vado al mare, sentiamo? "
"C'entra. Che al mare poi ti metti il costume e si vede tanto che sei bella!"
A quel punto ero davvero arrabbiata con te.
"E allora? E anche se qualcuno mi vede bella cosa vuol dire? Pensi che basta che qualcuno mi fa due complimemti e io gli voglio più bene che a te?"
"Non ti arrabbiare."
"E allora tu non essere scemo!"
"Io non sono scemo!"
"Si che sei scemo! Perché ti comporti da scemo ed è la stessa identica cosa! Vorresti che stessi a casa tutta l'estate, da sola, così non parlo con nessuno! Che te ne frega se divento amica con qualcuno che abita al mare?"
Ti sei alzato in piedi di colpo, preso da una stizza feroce e mi hai voltato le spalle.
"Per me tu puoi avere tutti gli amici che vuoi e andare dove ti pare!"
"Ah, si, allora perché fai tutta questa sceneggiata?"
"Perchè sono geloso! Ecco! E poi dai dello scemo a me!"
"Geloso? Come geloso?"
"Geloso normale."
"Hai paura che mi trovi il ragazzo?"
"Si."
Non sapevo cosa dire. Capivo che ci stavamo avvicinando al cuore di una questione troppo profonda per essere affrontata così, da arrabbiati.
"Dario, vieni a sederti qui con me? Per favore."
"Bea tu non devi voler bene a nessun ragazzo. Non devi."
"Ma non serve che ci piangi. Guarda che non succede lo stesso. Anche se tu non dici niente non succede."
"Davvero? Me lo giuri?"
"Te lo giuro."
"Perché io muoio se tu ti trovi il ragazzo."
"Dario?"
"Si?"
"Se mi dici il perchè io ti dico un segreto."
"Non lo capisci il perchè?"
"Si. Ma tu lo devi dire. Perché non sono sicura se ho capito bene."
"Perche...Bea. Io da grande ti voglio sposare."
Ho annuito. Sentivo il cuore rullarmi in petto così veloce da produrre un ronzio, piuttosto che una serie di battiti. Tu sembravi sollevato, eri perfino riuscito a smettere di piangere e mi guardavi col tuo sguardo limpido, diritto negli occhi.
"Allora? Questo segreto? Me lo dici adesso?"
"Anche io."
"Cosa?"
"Anche io voglio sposare te da grande. Era questo il segreto."
Ricordo il tuo sorriso sbocciare lentamente e diventare trionfante. Ricordo la carezza esitante, leggerissima, che mi hai posato sulla guancia. E una parola sussurrata, piano da star male, che mi è entrata nel cuore.
"Grazie."
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